mercoledì, 21 ottobre 2009
Comfortably numb?
L'autunno si presenta svestito: una stanchezza satura, attorno al colo come seta. Ogni fermata un sobbalzo, una supplica. Polvere di ferro sospende l'alba. Nessuna aspettativa, eppure un'aritmia incipiente: volti nuovi, le foglie cadono dissanguate, scrittura sempre, comunque.
L'autunno arriva al termine di un'estate di poca poesia durante la quale, tra l'altro l'11 settembre, se n'è andato uno dei pochi personaggi reali e mai conosciuti che sul me poco più che bambino hanno avuto l'effetto di uno tsunami sulle spiagge asiatiche. New York ha pianto sommessa, io sono stato in silenzio per minuti: una sensazione del tutto diversa dal freddo che mi intorpidisce ora, quasi confortevole.
Au revoir, Jim

giovedì, 23 luglio 2009
(Sai che è solo il tempo a rivelare la stagione?)
Sento la fatica di una scrittura dimensionata sui contorni dell'umidità dell'alba.
Dare un indirizzo al linguaggio, una necessità d'essere, equivocabile magari ma comunque sua, potente. Insisto, non lesinando maledizioni e preghiere agli altari di carta fotografica, gli unici possibili.
L'opacità e la luminescenza dipendono dall'inclinazione, dalle stagioni e dai giochi dei corpi che smuovono i punti luce, burattinai biliosi.
Si susseguono pause, latenze, scintille e accelerazioni. Preferiscono il palcoscenico (ovunque nudo, in bar di ogni dove, per qualcuno che sia). Scompaio un po', mi espongo un po'. L'estate si sfilaccia nelle costruzioni adulte, responsabilità d'impiego e lasciti di immaginazioni verso il concreto. Sentire un po', morire un po'.
La necessità è improvvisazione, respiro dissolto, niente attorno. E ancora.
(Tra le altre cose: forse qualcuno Oltremanica ha deciso di pubblicare un certo volume di racconti su/per/da Brick Lane, che è uno dei cento motivi e delle mille strade per fermarsi a Londra - Brick Lane, non il volume. Se sarà, ci sarà una poesia del sottoscritto, vedi post del 9 dicembre scorso, con qualche modifica. In mezzo ai racconti, giusto per non perdere il senso di smarrimento).
(Poi, per un agosto presumibile e auspicabile: Toscana, Manchester, monti lombardi, Londra).
Forse.
lunedì, 16 marzo 2009
Pausa pranzo: lungo le pareti ottocetensche dell'arena nel cuore verde e grigio della città, gli scorci metropolitani d'Italia che forse preferisco, ritrovo i motivi d'amore per il mese di marzo.
Ricordi fluidi seduti sulle panchine in forma ellittica.
Quando lo scrivere è una professione, a volte diventa scontato e privo di nervi.
Sono tiepido il giusto, blu il giusto: la stagione porta con sé ogni volta qualcosa, qualcuno. Posso permettermi di aspettare il prossimo scisma a braccia conserte.
venerdì, 13 febbraio 2009
Birthday Tracks:
Lungo i bordi
Entertain
Hard sun
Please
Blind
A wolf at the door
Walk unafraid
Lieve
Growin' up
In coda:
Fuori tempo massimo (appunto)
E intanto mi spoglio dei vestiti, dei pensieri, affacciandomi alla finestra.
Mi accorgo di non avere più speranze, ma una volontà dura a morire.
Sono senza odore, senza profumo, a volume altissimo. Auguri.
martedì, 27 gennaio 2009
Aspettando primavera.
Il freddo mi congela mentre scendo da palcoscenici bassissimi: voglio fermare il tempo nell'istante in cui decido di chiudere gli occhi, sul finere degli applausi. Non ci riesco.
...Ora che il sole si concede
questa stanza è un posto migliore senza te
Danie Ann
imprendibile musa in baby-doll.
domenica, 18 gennaio 2009
Tonight I'd like to sound ---->
like this
I know you're out there somewhere
I wish I could grab your shadow
I wish I could decipher redhairs trick
Let me in
I know somewhere out there it's snowing
Can't help roaming around
Dromomaniacs, if you know the meaning
You know the white is turning rain
martedì, 09 dicembre 2008
[i don't even think of you that often]
Deeping in a scratch on the bottom
of your stomach
I've recognized the streaming shouting
milky way
to a refrainless silence or calm:
it was a glimpse
i don't miss anything of that
except the blurring light
which uncovered the flesh
of your back bended over me
an imperfect line along
city naked roofs late at night
waving down the neck on my shoulders
wound after wound leading any
hungry thought on strike
somewhere we - we - with a foreign accent
in a mother tongue language
that could've never ever been
for beauty is mortal and you
misfortune a pointless wonder
we - we - in endless needful conflict
except for some frozen imaginary hotel suite
early february
in scruffy clothes and underlined verses that lost control
an army fully loaded of black 'n' white movies tragedies
death sentences to embrace round emptiness
unlimited somehow bound
for glory.
At the gates of dawn
with pearls casted randomly at the top of your hairs
i closed my eyes
no more we - we
couldn't ignore the hole in the window
the morning breaking through:
dislocation, dispossession
numbness, paralysis
rythym, velocity
you smiled quietly chasing away the truth
i hadn't slept a second
i had watched the trumpets
playing mute Miles in pitch dark for hours
the unafraid jigsaw fragments had taken place
and we - for a glimpse
we
crawled off the one bedroom flat
city drops in despair
like in a super8 homemade movie
already scentless.
[i don't even think of you that often]
giovedì, 30 ottobre 2008
Eccomi ancora.
Per poi non esserci più.
[It's just a temporary thing]
La mia giacca preferita ha più anni di me, intrecci di lana e inserti di velluto.
Marrone come il decennio dei settanta. Come Milano a ferro fuoco e piombo.
[You're read too many books you've seen too many plays]
E' mentre sono più lontano che mi capita di sentirmi più vicino. E' guardando il nero fuori dalla finestra, tre e ventinove del mattino, che sento la brina seccarmi la lingua e se spalanco il vetro posso fare sculture istantanee solo col mio fiato.
[Where's the number, where's the dime and where's the phone]
Potrebbe essere ovunque, ora, ma è qui appeso il senso gradevole di vuoto che pian piano si farà grande e modellerà l'incubo che non mi farà dormire.
Non mi guardo quasi mai allo specchio, perchè io sono lo specchio.
[It's just a temporary thing]
Dev'essere per la mia intermittente educazione sentimentale.
Gli spazi vuoti e gli autubus sovraffollati.
In me non c'è niente di definitivo.
lunedì, 22 settembre 2008
[devi aver pensato questo, irridente]
Aspettiamo, dodici ore sembrano niente.
Abbiamo bocche attraversate da sangue rappreso, niente ferisce.
Poi, appena prima del gufo notturno, senza preavviso...
...il silenzio. Finalmente.
[certo, a volte, avere le ali sarebbe utile]
[Un po' per DF Wallace, un po' per Francesco, un po' per tenere a bada i miei, di fantasmi]