giovedì, 26 luglio 2007

Cat in the air


Rientro a casa, il tramonto lontano.
Provo gusto nella mancanza di consistenza di questa giornata che sembra voler raccontare i segreti di luglio. Caldo che appesantisce il fiato, all'orizzonte quella che sarà notte senza nuvole. Assenza di movimento che non è quiete .
Immobili tutti quanti. Vecchi e stanchi.
Invece è uno scherzo, tutto uno scherzo la cui perfezione s'incrina d'improvviso.
Perchè oggi ho fortuna. Ancora non lo so. Ma ho fortuna.
Bastano pochi gesti senza cura.
Legno che scricchiola sotto i piedi scalzi mentre salgo le scale.
La luce passa le serrande, accendo il computer.
Bevo acqua ghiacciata dalla bottiglia.
Tremo, quasi in anticipo sul reale.
Nuovo messaggio di posta elettronica.
E' a questo punto che dovrei stirare le labbra in un sorriso.
Sophie scrive da Parigi.
Di più: ha inviato il messaggio nell'istante esatto in cui lo schermo del mio computer ha preso vita. Sensazione di mancanza sensibile e  sguardo contento.
Non la vedo da due anni, Sophie. 
Chissà che fine ha fatto la sua lunga gonna bianca di cotone leggero. La adoravo.
Mi siedo, la poltrona di pelle è appiccicosa.
Piccoli collassi cardiaci per un ragazzino barcollante: la mia fotografia migliore.
Lei attrazione luminosa di un'unica estate romana.
Lettera digitale, la sua, fatta di una sola frase.
"Perchè si ama davvero solo quel che non si può toccare..." 
Se non parlo per il resto della sera è perchè sono stato rapito dalla sorpresa.
Regalerei il sonno per quella sospensione dopo il verbo all'infinito.
 
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mercoledì, 18 luglio 2007
Flusso di coscienza di mezza estate



"Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati"
"Dove andiamo?"
"Non lo so, ma dobbiamo andare"


(On the road - 1957)



Mentre la marmellata d'auto scorre tutta intorno, lungo strade di cui mi sono innamorato da poco, comincio un monologo sul niente, ad un ritmo che è passo d'uomo obbligato dalla lentezza del metallo che cammina sull'asfalto rovente. Caldo che invade lo spazio. Si sciolgono le mie estremità plagiate dalla luce, dalla necessità di trasformazione: stregate dalla possibilità del cambio di materia. E se il trucco fosse questo? Variare di consistenza, come rinascere senza mai morire davvero? Sento che non ho soluzione, esaurisco le energie residue maltrattando la mia gola nel tentativo inutile di seguire l'ombra della voce che dalla radio esce pulita, cristallo come io non sono. Everybody hurts, sometimes. Calma, solamente calma. Colano pensieri senza forma, soffocano le idee: l'idea che ho di me, travestita da clown di terz'ordine, mi deride ad un palmo dal naso. Si accascia l'immagine che ho di te, chiunque tu sia di volta in volta: vista da qui, sulle giocchia senza peso, elegante e arrangiata, sei bellissima. Sarebbe meglio non pensare al tempo che scandisce l'immobilità in cui mi trovo da minuti ormai. Sarebbe. E se non esistesse trucco? Dev'essere così, infondo. Immaginarsi una scorciatoia dritta nel sole è però un gioco irrinunciabile, tortura tenue. Accarezza e colpisce l'anima. Come essere in viaggio nel cuore di questo pomeriggio, pianura e deserto, intrappolato nel traffico, nella bassa marea del rimuginare. When they said "Sit down" I stood up. Musica a volume utile per raggiungere il cielo. In viaggio a prescindere dalla destinazione, dalla fortuna. Al mio fianco ci sono Neil Cassidy, Holden Caulfield: non battono ciglio e si guardano le mani. C'è mia madre giovane, il viso e le spalle coperti di efelidi, la pelle scottata: mi guarda destreggiarmi tra una contraddizione e l'altra, sorride. Ad un semaforo, senza chiedere salgono amici d'infanzia che parlano fitto tra loro e non mi riconoscono. Scappano poi dal finestrino abbassato schiantandosi a terra, e io ho paura per loro anche se non si sono fatti nulla. Lo so. Li vedo  rialzarsi nello specchietto retrovisore. Ma la paura resta. Alle mie spalle c'è Danie Ann: io non la vedo ma la sento, la riconosco dal profumo che cambia ogni volta. Le cerco la mano e lei stringe la mia, mentre provo a voltarmi senza riuscirci. Vorrei dirle qualcosa che annulli la necessità stessa di parole, ma non ne ho il tempo. Lei soffia aria fresca sul mio collo umido. Ed è allora che il talento allucinatorio scompare, e così i volti. L'interno della mia vecchia macchina sembra un enorme salotto disfatto: valuto lo spessore della solitudine, la consistenza dei freni, i miei riflessi ad ogni segnale di precedenza. Ci siete tutti voi, con le mani in tasca. In silenzio o urlanti. Ovunque porti l'asfalto, il mio tentativo di sparire completamente. And you can have it all. Lungo la strada. Avanti/Stop.
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domenica, 15 luglio 2007
Vuoto - abbozzato - non finito - fuori fuoco


Dolls


Suoni che lancio
da quanto in alto si può cadere
ignorare la polvere
infine
sopravvivere all'urto del silenzio
di che materia è fatto il cuore
se è vero
che solo dall'interno può morire
consumato
e a questa sequela d'infiniti
può scivolare addosso
ogni sentimento criminale
la falsità migliore
luce che illumina
il tentativo ripetuto d'annaspare

[Com'è in volo, non mi prenderai
nemmeno mi fermassi ad aspettare
sul ciglio della strada
l'esaurirsi di cicatrici risplendenti
la prossima negligenza
che ti porti
a giocare con l'animo sulle dita]

L'aria manca di complessità
vorrebbe essere avvolgente
congedarsi ferita e cura
resta conduttore abile
la necessità di sentirsi nuovo
magia nera
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giovedì, 12 luglio 2007
13 STEPS


This season falls well beyond us
If I would I could carve it up
It's a human equation in the end
Timeline doesn't really matter
Without space connections
13 steps between here & there
Managing the rules of attraction
Every inch becomes light years
You're looking for a trapdoor in the floor
I wish a one way ticket to nowhere
Got a cup full of questions instead
Wanna dance with my ghosts?
I will sleep with your tears
Now you swear
You're not going to play Shakespeare
And that's ok
I won't pretend to be Juliet
Again and again we'll disappear
Finding comfort in not defining the reasons
Openinig up to someone stranger
Who kisses without changing
Who stands if we do who stands if we don't
For a week or so 
Then a new void of curse
And it goes away with a full moon


L'influenza anglofona credo dipenda dalla notte insonne, comunque piacevole. Ore trascorse tra la frattura di un pensiero e l'altro, seguendo le armonie casuali della mia riproduzione musicale, setlist improvvisata per l'animo. Ricordo Mark Lanegan e poi PJ Harvey...Can you hear them? The helicopters? I'm in New York. No need for words now, we sit in silence before the sunrise, above the skyscrapers, the sin and the mess we're in. The mess we're in, the mess we're in...

 
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lunedì, 09 luglio 2007
Piano


Lo osservo da diverse angolazioni, con la luce giallo-arancio che si infrange sulla sua pelle nera, legno di chissà quale parte d'Europa. Ed è come se, adesso che d'improvviso l'hanno portato qui a due passi dal letto su cui non riesco mai a dormire, questo vecchio pianoforte abbia nuova vita. O si sia ripreso la sua quasi antica, e il volto segnato dal tempo di un nonno che ho perso dieci anni fa lo guardasse ancora con l'ansia dell'artista imporvvisato. Autodidatta.
Che fosse Beethoven o altro.
Sulle ginocchia che mi dondolavano ascoltavo nonno, le sue dita, cucire le armonie. Dicevo poco allora. Sarebbe diverso oggi, sarebbe.
E io che non ho mai suonato forse dovrei. Vorrei.
Resto senza storie in attesa che me ne raccontino di nuove, con la voce rigata dall'età avanzata. Non succederà temo. Certo non come quando ero bambino. Così spolvero il quaderno che accompagna il mio vagabondare continuo e leggo nel groviglio di parole...ero sveglio per essere un bimbo di quattro anni. Quel che allora non potevo sapere è che la consapevolezza svela l'esistenza, graffia quanto abbraccia. Non dire niente, non serve. Possiamo comunque vivere, anzi risplendere. Lo so io, lo sai tu. Ci restano le allucinazioni di Bjork, Kid A, la pittura di Schnabel e Starry Night di Van Gogh. C'è Fitzgerald sugli scaffali della libreria. E i nostri corpi, menti incredibili. La nostra follia. Ci sei? Questo abbiamo. Questo almeno...rammendare giorni passati e presenti come suoni. Notte densa.
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giovedì, 05 luglio 2007
Aprire, serrare. Smettere, riavviare.
Ci sono cose che sanno solo i miei cassetti.
Che hanno galanteria d'altri tempi, pazienza, braccia confortanti in cui accogliere quello che nessuno sa, che nessun altro può. Sono una clessidra a scompartimenti, loro, e io di quando in quando fermo il tempo frugando tra gli avanzi del passato, rubo qualche istante per lasciar cadere nuove cose, emozioni recenti, archiviare pezzi di luce. E' un'esplorazione, e quel che trovo sembra diverso ogni volta, come mutassero i colori e i miei occhi al contatto con le cromature: più opache o lucide o intense. Rarefatte.
C'è il mio broncio pazzesco immortalato a tre anni, vestito da pagliaccio in un carnevale di secoli fa, decisamente contro corrente. Imbarazzanti regali di compleanno, biancheria intima delle peggiori commedie trash. Quaderni e appunti di quando ero poco più che bambino. E ancora: io e Alessandro ubriachi ad una festa di fine anni novanta, con le facce storte e occhiali da sole da rock star; io e Paolo sfuocati sul divano della vecchia casa di Alessandro, lattine di birra sparse; Iara che mi abbraccia alla vita. La maglia di quando giocavo una pallacanestro veloce, numero otto, e quella di quando ho quasi vinto qualcosa, numero quattordici. Cartoline ingiallite dalla Sardegna, Puglia, Francia, Spagna, da Milano Marittima. Cartoline cui non rispondevo mai. Candele bianche, piccole. Un libro di racconti scritto da Charles Bukowski comprato a undici anni e tenuto lì per precauzione. Un pupazzo newyorkese e le registrazioni di alcuni cortometraggi. Ah, ecco, una serie sterminata di penne dal dubbio valore, ancora sigillate. Molta di questa roba andrebbe gettata via. Lack of stamina.  Molto di quel che vive nascosto qui dentro non mi appartiene più, parenti lontani. Mutamento continuo in susseguirsi di crisi.
Fino a quando dormirò e mangerò in questa casa avrò questi cassetti.
Testimoni silenziosi. C'è Lucilla che sorride in una foto irlandese.
Oggi.
Lascio scivolare due scatti a colori quasi nuovi, più vivi di tutto quanto.
Lo scontrino che mi ricorda come-quando-dove ho acquistato Downward Spiral.
E un piccolo avanzo di carta sul quale annoto poche parole.
I miei cassetti conoscono la verità del mio tempo.
Sanno di lettere scritte e non spedite, di lettere ricevute e accarezzate chissà quante volte durante le sere d'inverno. Promesse mantenute e aspirazioni disattese. Sanno di persone arrivate fin qui e poi scomparse, di facce che invece ogni tanto ritornano. Sanno delle mie paure d'abbandono, che ognuno di questi personaggi con i quali vivo, ho vissuto, s'è preso qualcosa di me che non tornerà. E quella poesia lunga scritta per Daniela adesso odora d'inutilità, ma ha almeno due versi magnifici che nessuno leggerà mai. Sanno di Parigi Roma Lisbona Siviglia Brighton Budapest Berlino New York. Sanno che la polvere è necessaria.
Loro hanno i colori che io accumulo e poi deposito: acquerelli e tempere ormai in disuso. Disegni pensati e realizzati a quattro mani. Naive & true, per così dire.
Nonostante questo, nonostante la storia e le storie, non mi avranno mai del tutto.
Perchè non tremo e un giorno sarò via, mentre il resto rimarrà quasi tutto qui.
Perchè cambio a strappi irregolari, così che i miei stessi resti non spaventano davvero. Sensazioni passate ridisegnate nei confini dal presente diverso.
Richiudere uno a uno i cassetti facendo rumore.
Ridere di quello che non c'è più.
Fare posto alla calma.
Lasciare lì, tra fasci di luce, un pezzo di carta sul quale ho appena scritto: sometimes I fall, and I resound of immortality.
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martedì, 03 luglio 2007
Rock n Roll


I'm looking through the rain on a cold summer night
I'm trying to trade this darkness for a* dawn
No way
But I'm gonna kill the blue
Because of you I'm gonna shoot the blue
And if you feel free doing it...well, just do it
And if you taste sweet thinking about it...please, think about it
And if you smell good after you've touched it...again, touch it
And if you smile singing for it...just sing aloud
If you feel that quiver once or twice
Hold it on and swallow it down
Because we just have dices and the chance to see
If we are brave enough to play
Stupid enough to wait
Great enough to live
Here or wherever

Inglese abbozzato storto, appunti in attesa che qualcuno li corregga, ne faccia qualcosa di migliore. E' tutto quel che posso stanotte, una e quarantacinque nel sonno: leggerezza impalpabile. For a minute there...

*mille grazie a K per il doppio suggerimento
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