giovedì, 23 luglio 2009
(Sai che è solo il tempo a rivelare la stagione?)


Sento la fatica di una scrittura dimensionata sui contorni dell'umidità dell'alba.
Dare un indirizzo al linguaggio, una necessità d'essere, equivocabile magari ma comunque sua, potente. Insisto, non lesinando maledizioni e preghiere agli altari di carta fotografica, gli unici possibili.
L'opacità e la luminescenza dipendono dall'inclinazione, dalle stagioni e dai giochi dei corpi che smuovono i punti luce, burattinai biliosi.
Si susseguono pause, latenze, scintille e accelerazioni. Preferiscono il palcoscenico (ovunque nudo, in bar di ogni dove, per qualcuno che sia). Scompaio un po', mi espongo un po'. L'estate si sfilaccia nelle costruzioni adulte, responsabilità d'impiego e lasciti di immaginazioni verso il concreto. Sentire un po', morire un po'.
La necessità è improvvisazione, respiro dissolto, niente attorno. E ancora.


(Tra le altre cose: forse qualcuno Oltremanica ha deciso di pubblicare un certo volume di racconti su/per/da Brick Lane, che è uno dei cento motivi e delle mille strade per fermarsi a Londra - Brick Lane, non il volume. Se sarà, ci sarà una poesia del sottoscritto, vedi post del 9 dicembre scorso, con qualche modifica. In mezzo ai racconti, giusto per non perdere il senso di smarrimento).

(Poi, per un agosto presumibile e auspicabile: Toscana, Manchester, monti lombardi, Londra).

Forse.
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